Forse se lo scrivo sarà più semplice o magari mi toglierà un pò di stress e tensione...
Sto per cambiare. Sto per partire. Sto per lavorare (non in nero). Sto per andare a convivere.
Cambierò perfino lingua...
E lo faccio per me. Lo faccio per amore. Perchè qui non ce la faccio più. Perchè qui non sò cosa fare.
E sto per lasciare qui mia mamma. Gli amici. Un pezzo della mia vita.
Per cosa? c'è stato chi mi ha chiesto perchè parto, per chi, per cosa...
Parto per me, per la persona che amo, per il mio futuro, per la mia vita e anche per il mio orgoglio.
Non sò cosa succederà, e questo mi spaventa (come credo spaventi tutti,o quasi...).
Al momento non sono in piena forma fisica. E la cosa mi preoccupa un pò, è più di un mese che non sto bene e i miglioramenti sono stati minimi. Ed è qui che ogni tanto sorgono le domande: se non guarissi in tempo? Parto comunque? Non parto? Cosa farò?
Il biglietto ce l'ho...quindi?
Non sò che fare e mi tocca aspettare...aspettare un conforto, aspettare un miglioramento, aspettare e basta...
E quando affronterò la mia vita combatterò, con le unghie, coi denti...
E quando mi farò male... bè, ci sarà quella speciale persona che mi conforterà.
lunedì 17 dicembre 2012
lunedì 2 luglio 2012
In volo da te
mercoledì 20 giugno 2012
In ogni dove
Il pensiero corre, scala le montagne e naviga i mari alla ricerca di un luogo dove poi riposare.
Giunto a destinazione si immerge,se non nella mente, nel cuore di chi ha un tremito d'amore.
Riscaldandolo d'affetto lì si assopisce l'amore di chi attende la luce degli occhi che lo guidano al giorno che verrà.
Giunto a destinazione si immerge,se non nella mente, nel cuore di chi ha un tremito d'amore.
Riscaldandolo d'affetto lì si assopisce l'amore di chi attende la luce degli occhi che lo guidano al giorno che verrà.
Ogni goccia è un sogno
Cade e brilla una goccia di rugiada su un letto di sogni smarriti...in una landa incantata.Sol uno di questi sogni volerà alla ricerca di chi lo realizzerà.
Quando il sorriso giungerà alla persona a cui il desiderio è divenuto realtà,
solo allora il sogno si tramuterà in quella goccia di rugiada che nei sogni ancora cadrà.
domenica 8 aprile 2012
Perche' certe sere ci si mette a scrivere a caso
Il post che leggerete non è stato scritto da me ma da Fabio, anche mio moroso. Ho pensato che merita davvero come racconto breve, e magari ci sarà anche una seconda (terza,quarta,etc...) parte...Enjoy yourself!
Appena dimenticò la storia, la storia si dimenticò di lui.
Con questo assurdo pensiero, Fabio si svegliò. Quel cielo particolarmente luminoso avrebbe dovuto svegliarlo da un bel pò, pensò nell'ultimo momento piacevole della giornata. Pochi istanti dopo, il dolore alla schiena. Realizzò di essere metà a terra, testa e spalle, e metà su una panchina di marmo. Il dolore, accumulato inascoltato da chissà quanto, proveniva dalla vertebra e dalla costola che l'avevano mantenuto in quella posizione incastrandosi sullo spigolo. Fabio ruotò il busto, fece forza con le braccia e strisciò giù dalla panca. Raddrizzando la testa, il senso dell'equilibrio lo abbandonò rapidamente, sostituito da un mal di testa ed una nausea feroci ed intontenti.
La domanda "Che diavolo ci faccio qui?", morì, travolta da troppi problemi, per essere rimpiazzata da un primordiale impeto: "Trova rifugio".
Le immagini di un bambino in monopattino che lo derideva e di un portiere d'albergo che scuoteva la testa sconsolato nel vederlo passare vennero riposte in un luogo lontano della memoria, per essere analizzate tristemente più tardi.
La fermata del bus si avvicinava. Il mantra "88, 137", figlio di notti allegre, giudò i suoi passi fino alla giusta palina. Nessun bus all'orizzonte. Collassò sul minimale sgabello, gemendo per un'ulteriore fitta alla schiena.
"Inspira. Espira." si disse, vagamente consapevole che solo attendere un'eternità lo avrebbe riportato ad essere una creatura sensiente e funzionante.
Buio. Dolore.
Era caduto dalla strapuntino, battendo il fondoschiena sul pavimento e la testa su almeno due elementi sporgenti della pensilina.
"Sono un disastro ridicolo" pensò ancora. Poi si sorprese per la complessità di quelle riflessioni, e di avere le idee chiare. La realizzazione che le macchine sulla strada stavano ora viaggiando con i fari accesi fu seguita dal solito sospetto di aver dormito alcune ore semiseduto ad una fermata dei bus di Trafalgar Square.
"Merda!" esclamò ad alta voce, collezionando un pò di altri sguardi di disprezzo.
Si concentrò. Dove sono? londra, Trafalgar Square. Che ore sono? Cercò il telefono nelle tasche. Lo trovò smontato nella tasca posteriore dei pantaloni, schermo crepato come un mosaico. Fantastico. £400 di telefono. Uno sguardo intorno. 5 del pomeriggio, sperando l'orologio funzioni. Lo fissò per 30 secondi buoni, prima di vedere il rassicurante scatto di una lancetta. Tessera dei mezzi? Sì, in tasca, con una manciata di banconote e qualche moneta. Ok. Andiamo a casa.
Salito sul bus, toccò il lettore giallo con la scheda, avvolta in una custodia sponsorizzata Ikea.
Bip. Sul display, la notifica di rimozione di £2 dal credito. Merda, era scaduto il settimanale. Capita quando si passano le giornate a dormire a Trafalgar. Salì al piano di sopra: viaggiare con solo il grande vetro davanti gli schiariva sempre le idee.
Come diavolo si era ridotto in quello stato? Spinse la memoria alla sera prima. Zero. Cena? Zero. Provò altri approcci. Sridat? No, era a Nizza in vacanza. Che locali c'erano vicino Trafalgar? L'Albanach. No, nessuna memoria collegata. Una volta aveva camminato dal Cafè de Paris fino all'Albanach. Con Mike...no, neanche il Cafè de Paris risvegliava ricordi. Cazzo! Vagamente impanicato, provò a partire diversamente, che cosa aveva sicuramente fatto quella settimana? Venerdì della settimana prima, riunione. Venerdì sera, uscita a sentire Ema che suonava al Fiddler's. Camden. Usciti dal Fiddler's...una corona con Marja. Due. Locali casuali di Camden. Poi l'offerta di droga, rifiutata, e la fuga, ancora su un 88 verso sud. L'arrivo a casa. scale fatte con calma, ma l'alcool era ormai calato. L'ingresso a casa. La vecchia che leggeva le carte seduta sul suo divano, di fronte ad una xbox usata come stereo per far girare "Fire" di Hendrix e un salvaschermo stile mediaplayer.
EH?
Si bloccò di fronte all'assurdità del ricordo stesso.
E poi tutto gli tornò in mente.
Appena ricordò la storia, la storia si ricordò di lui
Appena dimenticò la storia, la storia si dimenticò di lui.
Con questo assurdo pensiero, Fabio si svegliò. Quel cielo particolarmente luminoso avrebbe dovuto svegliarlo da un bel pò, pensò nell'ultimo momento piacevole della giornata. Pochi istanti dopo, il dolore alla schiena. Realizzò di essere metà a terra, testa e spalle, e metà su una panchina di marmo. Il dolore, accumulato inascoltato da chissà quanto, proveniva dalla vertebra e dalla costola che l'avevano mantenuto in quella posizione incastrandosi sullo spigolo. Fabio ruotò il busto, fece forza con le braccia e strisciò giù dalla panca. Raddrizzando la testa, il senso dell'equilibrio lo abbandonò rapidamente, sostituito da un mal di testa ed una nausea feroci ed intontenti.
La domanda "Che diavolo ci faccio qui?", morì, travolta da troppi problemi, per essere rimpiazzata da un primordiale impeto: "Trova rifugio".
Le immagini di un bambino in monopattino che lo derideva e di un portiere d'albergo che scuoteva la testa sconsolato nel vederlo passare vennero riposte in un luogo lontano della memoria, per essere analizzate tristemente più tardi.
La fermata del bus si avvicinava. Il mantra "88, 137", figlio di notti allegre, giudò i suoi passi fino alla giusta palina. Nessun bus all'orizzonte. Collassò sul minimale sgabello, gemendo per un'ulteriore fitta alla schiena.
"Inspira. Espira." si disse, vagamente consapevole che solo attendere un'eternità lo avrebbe riportato ad essere una creatura sensiente e funzionante.
Buio. Dolore.
Era caduto dalla strapuntino, battendo il fondoschiena sul pavimento e la testa su almeno due elementi sporgenti della pensilina.
"Sono un disastro ridicolo" pensò ancora. Poi si sorprese per la complessità di quelle riflessioni, e di avere le idee chiare. La realizzazione che le macchine sulla strada stavano ora viaggiando con i fari accesi fu seguita dal solito sospetto di aver dormito alcune ore semiseduto ad una fermata dei bus di Trafalgar Square.
"Merda!" esclamò ad alta voce, collezionando un pò di altri sguardi di disprezzo.
Si concentrò. Dove sono? londra, Trafalgar Square. Che ore sono? Cercò il telefono nelle tasche. Lo trovò smontato nella tasca posteriore dei pantaloni, schermo crepato come un mosaico. Fantastico. £400 di telefono. Uno sguardo intorno. 5 del pomeriggio, sperando l'orologio funzioni. Lo fissò per 30 secondi buoni, prima di vedere il rassicurante scatto di una lancetta. Tessera dei mezzi? Sì, in tasca, con una manciata di banconote e qualche moneta. Ok. Andiamo a casa.
Salito sul bus, toccò il lettore giallo con la scheda, avvolta in una custodia sponsorizzata Ikea.
Bip. Sul display, la notifica di rimozione di £2 dal credito. Merda, era scaduto il settimanale. Capita quando si passano le giornate a dormire a Trafalgar. Salì al piano di sopra: viaggiare con solo il grande vetro davanti gli schiariva sempre le idee.
Come diavolo si era ridotto in quello stato? Spinse la memoria alla sera prima. Zero. Cena? Zero. Provò altri approcci. Sridat? No, era a Nizza in vacanza. Che locali c'erano vicino Trafalgar? L'Albanach. No, nessuna memoria collegata. Una volta aveva camminato dal Cafè de Paris fino all'Albanach. Con Mike...no, neanche il Cafè de Paris risvegliava ricordi. Cazzo! Vagamente impanicato, provò a partire diversamente, che cosa aveva sicuramente fatto quella settimana? Venerdì della settimana prima, riunione. Venerdì sera, uscita a sentire Ema che suonava al Fiddler's. Camden. Usciti dal Fiddler's...una corona con Marja. Due. Locali casuali di Camden. Poi l'offerta di droga, rifiutata, e la fuga, ancora su un 88 verso sud. L'arrivo a casa. scale fatte con calma, ma l'alcool era ormai calato. L'ingresso a casa. La vecchia che leggeva le carte seduta sul suo divano, di fronte ad una xbox usata come stereo per far girare "Fire" di Hendrix e un salvaschermo stile mediaplayer.
EH?
Si bloccò di fronte all'assurdità del ricordo stesso.
E poi tutto gli tornò in mente.
Appena ricordò la storia, la storia si ricordò di lui
sabato 12 novembre 2011
Libera...o almeno volerlo!
Poter rubare anche solo per un giorno, per un'ora, le ali di un'aquila e volare via, vedere il mondo dall'alto capendo finalmente le piccolezze delle vita.
Poter restare immersa nell'acqua di un torrente dall'alba al tramonto sentendo solo il rumore dell'acqua che ti scorre addosso, sdraiata su un letto si sassi scivolosi con l'unica compagnia della luce del giorno che ti passa sul corpo.
Poter abbracciare le fiamme che ardono dentro un camino per capire realmente com'è il calore che ricevi dalle persone che ami; per sentire le fiamme che bruciano il tuo cuore e che ti riscaldano dall'interno.
Poter respirare la terra per non morire mai...
Poter restare immersa nell'acqua di un torrente dall'alba al tramonto sentendo solo il rumore dell'acqua che ti scorre addosso, sdraiata su un letto si sassi scivolosi con l'unica compagnia della luce del giorno che ti passa sul corpo.
Poter abbracciare le fiamme che ardono dentro un camino per capire realmente com'è il calore che ricevi dalle persone che ami; per sentire le fiamme che bruciano il tuo cuore e che ti riscaldano dall'interno.
Poter respirare la terra per non morire mai...
sabato 1 ottobre 2011
Cambio vita...
Salgo sul treno e il fattorino è così gentile da accompagnarmi alla mia cuccetta, mi suggerisce inoltre di chiudermi dentro sempre, perchè non si sà mai cosa può accadere ad una giovane signora in un viaggio.Se sapesse tutto quello che mi è successo fino ad oggi...
Ho cambiato nome, ho pagato per avere dei documenti "validi" nuovi. La mia vita di prima era diventata troppo pericolosa, un esempio è stata la mia amica Kate che ormai è ricoverata in un manicomio che non ricorda neanche come si chiama. E tutto questo per quello che le è successo una notte...
Io quella notte non c'ero, ma ricordo tutto il resto, ciò che avvenne prima e dopo.
All'inizio volevamo capire chi ci mandava gli stessi fiori. Era stato carino la prima volta incontrarci con dei mazzi praticamente identici e la stessa dedica sopra, si può dire che l'incanto di essere corteggiata era svanito subito, ma la curiosità era venuta a galla subito dopo. I fiori non arrivavano mai in giorni precisi, o almeno era quello che pensavamo io e Kate. Poi dopo un pò abbiamo annotato il giorno in cui ci arrivavano i mazzi.
I giorni del mese erano le lettere di un messaggio. Abbastanza elementare in effetti.
Perdemmo le prime 4 lettere ma riuscimmo a capire comunque il messaggio. Man mano che scoprivamo ogni lettera del messaggio a me saliva un senso di angoscia, mentre Kate era sempre più curiosa di arrivare alla fine del messaggio.
Scoprimmo che si trattava di un indirizzo, una data e l'ora. La data era riferita al mese dopo.
Io e Kate litigammo, le dissi che non mi sembrava una buona idea, non sapevamo neanche chi fosse stato a mandarci quei fiori, cosa volesse da noi. Sicuramente sapeva che ci conoscevamo e che eravamo ottime amiche, ma che altro? Non sapevamo se ci stesse spiando da tempo o meno e se ci stesse solo attirando verso una trappola.
Io non volevo andarci, non mi sentivo al sicuro. Ma Kate ormai era decisa ad andare, voleva scoprire chi fosse questa persona, secondo lei non avevamo nulla da preoccuparci. "Cosa vuoi che ci succeda ancora?" aveva commentato... Così mi decisi a darle retta.
Nel mese che ci separava da quella data cercammo di scoprire più cose possibili su questa persona. Non trovammo nulla. Chiesi per l'ultima volta a Kate di lasciare perdere e di tornare alla nostra vita ma lei non era d'accordo. Mi disse che sarebbe andata anche da sola se era necessario. Per l'ennesima volta le dissi che l'avrei accompagnata.
Quel fatidico giorno non tardò ad arrivare. Io e Kate eravamo d'accordo che ci saremmo trovate al solito bar due ore prima dell'incontro e poi ci saremmo avviate insieme.
Giunsi al bar all'ora stabilita e Kate doveva ancora arrivare, non ci feci caso, lei era sempre in ritardo. La attesi per un'ora ma lei non era ancora arrivata. Cominciavo a preoccuparmi. Dopo un'ora e mezza che la aspettavo chiesi al barista se l'aveva vista. Mi disse di no. Trascorse le due ore e poco più pensai di andarmene, di tornarmene a casa, probabilmente Kate aveva usato una volta il cervello e aveva deciso di non venire o semplicemente si era addormentata.
Mentre uscivo dal bar e guardavo il tram che arrivava e che mi avrebbe portato a casa mi incamminai verso la direzione opposta. Giunsi al luogo dell'incontro circa 10 minuti dopo.
Lo spettacolo che mi si apriva davanti era indescrivibile e orrendo: Kate sdraiata per terra completamente nuda e in un lago di sangue. Corsi a soccorrerla e comincia a gridare "Aiuto!", era ancora viva. Ma chi l'aveva ridotta così? Chi poteva averle fatto questo?
Alcune persone sentirono le mie grida...un ambulanza arrivò poco dopo e la portò via. La polizia non mi lasciò entrare in ambulanza. Mi portarono in centrale e mi tennero lì tutta la notte chiedendomi ininterrottamente le stesse cose. Cosa ci facevo lì? Conoscevo Kate? Come facevo a sapere che era lì? Etc Etc... Mi lasciarono andare la mattina dopo.
Corsi in ospedale e mi dissero che Kate era in gravi condizioni, non potevo vederla. L'andai a trovare tutti i giorni fino a quando un giorno si svegliò. Ero così felice che finalmente si fosse svegliata! La guardai, la salutai e le chiesi come stava. Mi rispose solo con "Dove sono? Chi è lei?". Non ricordava nulla...il mondo mi crollò addosso.
Tentai più e più volte nei mesi a venire di far ricordare a Kate cosa fosse successo, ma soprattutto chi fosse lei. Dopo un mese e mezzo di riabilitazione all'ospedale venne direttamente mandata alla casa di cura perchè continuava ad avere delle crisi, incubi e spesso tentava di farsi del male da sola.
Per sei mesi ho tentato di capire cosa le fosse successo. La andavo a trovare, vedevo il suo volto senza più quella certezza e quel sorriso che aveva!
Non ci sono riuscita, ho snervato tutte e due per tutti questi mesi senza venire a capo di nulla. Non so chi ci mandava i fiori, non so perchè lei ha deciso di andarci da sola, e non so perchè l'hanno ridotta in questo stato. Non so nulla!
Ora che sono sul questo treno per l'ovest ripenso per l'ultima volta alla mia vecchia vita. Ho cambiato nome, ora mi chiamo Elizabeth, ho pagato per dei documenti falsi in modo da ricominciare una nuova vita senza che nessuno mi conosca. Sto cambiando anche luogo. Non posso più rimanere qui, mi fa troppo male. Mi sento una perdente e ormai non è più una città in cui io mi senta al sicuro.
Mentre il treno parte mi giro verso il finestrino a guardare fuori...un uomo con un mazzo di fiori è di fronte a me! Sono gli stessi fiori! Cerco di capire chi sia ma il suo volto è nascosto dal cappello, leggo solo nelle sue labbra le parole "Addio, Elizabeth!"
Ho cambiato nome, ho pagato per avere dei documenti "validi" nuovi. La mia vita di prima era diventata troppo pericolosa, un esempio è stata la mia amica Kate che ormai è ricoverata in un manicomio che non ricorda neanche come si chiama. E tutto questo per quello che le è successo una notte...
Io quella notte non c'ero, ma ricordo tutto il resto, ciò che avvenne prima e dopo.
All'inizio volevamo capire chi ci mandava gli stessi fiori. Era stato carino la prima volta incontrarci con dei mazzi praticamente identici e la stessa dedica sopra, si può dire che l'incanto di essere corteggiata era svanito subito, ma la curiosità era venuta a galla subito dopo. I fiori non arrivavano mai in giorni precisi, o almeno era quello che pensavamo io e Kate. Poi dopo un pò abbiamo annotato il giorno in cui ci arrivavano i mazzi.
I giorni del mese erano le lettere di un messaggio. Abbastanza elementare in effetti.
Perdemmo le prime 4 lettere ma riuscimmo a capire comunque il messaggio. Man mano che scoprivamo ogni lettera del messaggio a me saliva un senso di angoscia, mentre Kate era sempre più curiosa di arrivare alla fine del messaggio.
Scoprimmo che si trattava di un indirizzo, una data e l'ora. La data era riferita al mese dopo.
Io e Kate litigammo, le dissi che non mi sembrava una buona idea, non sapevamo neanche chi fosse stato a mandarci quei fiori, cosa volesse da noi. Sicuramente sapeva che ci conoscevamo e che eravamo ottime amiche, ma che altro? Non sapevamo se ci stesse spiando da tempo o meno e se ci stesse solo attirando verso una trappola.
Io non volevo andarci, non mi sentivo al sicuro. Ma Kate ormai era decisa ad andare, voleva scoprire chi fosse questa persona, secondo lei non avevamo nulla da preoccuparci. "Cosa vuoi che ci succeda ancora?" aveva commentato... Così mi decisi a darle retta.
Nel mese che ci separava da quella data cercammo di scoprire più cose possibili su questa persona. Non trovammo nulla. Chiesi per l'ultima volta a Kate di lasciare perdere e di tornare alla nostra vita ma lei non era d'accordo. Mi disse che sarebbe andata anche da sola se era necessario. Per l'ennesima volta le dissi che l'avrei accompagnata.
Quel fatidico giorno non tardò ad arrivare. Io e Kate eravamo d'accordo che ci saremmo trovate al solito bar due ore prima dell'incontro e poi ci saremmo avviate insieme.
Giunsi al bar all'ora stabilita e Kate doveva ancora arrivare, non ci feci caso, lei era sempre in ritardo. La attesi per un'ora ma lei non era ancora arrivata. Cominciavo a preoccuparmi. Dopo un'ora e mezza che la aspettavo chiesi al barista se l'aveva vista. Mi disse di no. Trascorse le due ore e poco più pensai di andarmene, di tornarmene a casa, probabilmente Kate aveva usato una volta il cervello e aveva deciso di non venire o semplicemente si era addormentata.
Mentre uscivo dal bar e guardavo il tram che arrivava e che mi avrebbe portato a casa mi incamminai verso la direzione opposta. Giunsi al luogo dell'incontro circa 10 minuti dopo.
Lo spettacolo che mi si apriva davanti era indescrivibile e orrendo: Kate sdraiata per terra completamente nuda e in un lago di sangue. Corsi a soccorrerla e comincia a gridare "Aiuto!", era ancora viva. Ma chi l'aveva ridotta così? Chi poteva averle fatto questo?
Alcune persone sentirono le mie grida...un ambulanza arrivò poco dopo e la portò via. La polizia non mi lasciò entrare in ambulanza. Mi portarono in centrale e mi tennero lì tutta la notte chiedendomi ininterrottamente le stesse cose. Cosa ci facevo lì? Conoscevo Kate? Come facevo a sapere che era lì? Etc Etc... Mi lasciarono andare la mattina dopo.
Corsi in ospedale e mi dissero che Kate era in gravi condizioni, non potevo vederla. L'andai a trovare tutti i giorni fino a quando un giorno si svegliò. Ero così felice che finalmente si fosse svegliata! La guardai, la salutai e le chiesi come stava. Mi rispose solo con "Dove sono? Chi è lei?". Non ricordava nulla...il mondo mi crollò addosso.
Tentai più e più volte nei mesi a venire di far ricordare a Kate cosa fosse successo, ma soprattutto chi fosse lei. Dopo un mese e mezzo di riabilitazione all'ospedale venne direttamente mandata alla casa di cura perchè continuava ad avere delle crisi, incubi e spesso tentava di farsi del male da sola.
Per sei mesi ho tentato di capire cosa le fosse successo. La andavo a trovare, vedevo il suo volto senza più quella certezza e quel sorriso che aveva!
Non ci sono riuscita, ho snervato tutte e due per tutti questi mesi senza venire a capo di nulla. Non so chi ci mandava i fiori, non so perchè lei ha deciso di andarci da sola, e non so perchè l'hanno ridotta in questo stato. Non so nulla!
Ora che sono sul questo treno per l'ovest ripenso per l'ultima volta alla mia vecchia vita. Ho cambiato nome, ora mi chiamo Elizabeth, ho pagato per dei documenti falsi in modo da ricominciare una nuova vita senza che nessuno mi conosca. Sto cambiando anche luogo. Non posso più rimanere qui, mi fa troppo male. Mi sento una perdente e ormai non è più una città in cui io mi senta al sicuro.
Mentre il treno parte mi giro verso il finestrino a guardare fuori...un uomo con un mazzo di fiori è di fronte a me! Sono gli stessi fiori! Cerco di capire chi sia ma il suo volto è nascosto dal cappello, leggo solo nelle sue labbra le parole "Addio, Elizabeth!"
Iscriviti a:
Post (Atom)



