giovedì 10 settembre 2009

Quando i pensieri sono troppi...

Quando i pensieri sono molti ma non sai come metterli su una pagina... Sono tante le cose che ronzano nel cervello ma non si sa bene quali siano in realtà... A che pensi? A chi pensi?
E che scrivere? Nonostante le idee e i pensieri scorrano come rapide nella mente molta di quest'acqua scorre senza essere raccolta.
Così i pensieri passano, vengono visti, non guardati, e poi buttati in una memoria ormai piena di ragnatele.
Ma cosa resta di tutto ciò? Quali pensieri e quali ricordi restano, quali svaniscono? Chi lo può sapere?

lunedì 7 settembre 2009

Per ieri sera


Il tepore del tuo abbraccio, la morbidezza del tuo sguardo... non m'importa se stiamo insieme due anni o due minuti, mi importa che in quel tempo sono con te.
Nulla scambierei con le tue braccia, ma tutto venderei per avere una volta ancora i tuoi occhi su di me...
Lontani i nostri occhi che si guardano così poco ma il mio cuore l'ho dato a te così che possano battere all'unisono...

lunedì 10 agosto 2009

Call of Cthulhu (III° episodio)


Siamo di nuovo in camera di Seamus dopo che abbiamo parlato con quello strano individuo che si dichiara essere un Dio, ha detto al dottor Shultz di conoscere Paul e di proteggerlo contro l'onda mentre a me e a Seamus fa avere una visione di un uomo che ruba un'enorme collana composta da una decina, circa, di pietre di ametista; il ladro riesce a far uscire del liquido da questa collana e, la scena si sposta nella camera del mio ex datore di lavoro, la fa poi colare sul viso del vecchio direttore. Questo reperto ci viene detto che si chiama “Collana dei Re”.
Nel letto di Seamus però non c’è più Viola, al suo posto c’è un’altra donna, un poco più bassa di Viola con la carnagione decisamente più scura e i capelli tagliati cortissimi. Quando si sveglia e ci vede urla delle parole incomprensibili verso di noi e poi sviene. Il dottor Shultz le fa annusare dei sali e quando rinviene tentiamo di farla calmare e offrendole dell’acqua che beve direttamente da una caraffa. Dopo un po’ di tempo riusciamo a comprendere che questa donna si chiama Ara e pensiamo arrivi dal mondo dove eravamo prima, l’Antico Egitto!
Non comprendo perché ma crede che io sia la sua serva, la cosa non mi da particolare gioia ma la aiuto a tirarsi via i suoi “vestiti” e a metterne qualcuno più consono per l’epoca in cui siamo.
Per comprendere quello che ci dice l'egiziana viene deciso che io vada al museo e, in quanto nuovo direttore, chiami un esperto di egittologia e gli chieda cosa sa di una certa Ara. Non viene fuori molto tranne che può essere o una sacerdotessa o la figlia di un faraone morta precocemente. Tendo a credere che, dal modo in cui si era comportata a casa di Seamus, sia la figlia del faraone. Si scoprirà più avanti che avevo torto.
Il fatto curioso che vengo a scoprire che oggi non è mercoledì ma già giovedì, siamo stati in quella dimensione per più di quanto pensassimo!
Siccome non riusciamo a comprendere ancora che ci dice Ara chiamo il docente di egittologia che mi aveva dato già alcune informazioni su questa donna e gli chiedo di incontrarci per un ulteriore favore. Giunto a casa di Seamus crede che la donna davanti a lui sia solo una brava attrice e che il dottore e Seamus cerchino di truffarmi, ma nonostante tutto accetta di tradurre le miriadi di fogli che lei scrive in geroglifici ed è qui che scopriamo che lei in realtà è una sacerdotessa del Dio che avevamo visto due giorni prima.
Mentre io vado al lavoro Shultz e Seamus vanno al manicomio di Paul a presentargli Ara e a vedere se si conoscono. Paul comprende benissimo ciò che dice Ara ma continua a vedere la persona di Viola e non, come noi tre, la sacerdotessa. Nel mio studio intanto mi fermo a pensare a Viola, a chiedermi dove sarà e cosa le sta succedendo sperando di arrivare presto alla fine di questo nuovo enigma.
La sera, per non rimanere sempre a casa di Seamus, ci trasferiamo tutti a dormire da me. Prima di andare a dormire cerco una volta in più di instaurare un mimino di rapporto con Ara, mi aiuta a curare una ferita che ho nella spalla anche se non capisco nulla di quello che dice e scrive; tengo il foglio che mi ha dato dove penso esserci una eventuale cura.
Il giorno dopo ci rechiamo alla casa del vecchio direttore del museo dove ora vive sua figlia. Entrano solo Shultz e Seamus, la figlia del mio vecchio capo non mi ha mai sofferto e ora che mezza Boston crede che lo abbia ucciso io credo che mi soffra ancora meno. Riescono ad avere delle informazioni su un amico di suo padre,un certo Kugan, lo stesso che io e Seamus abbiamo visto versare il liquido in faccia ad Erasmus; e su padre Black, il sangue si gela a tutti e tre alla visione di questo nome.
Ci spostiamo a casa di Inga Kugan, dove veniamo accolti con un fucile puntato contro la mia faccia e la donna che mi intima di andarmene chiamandomi “orrido demone”,non potevo avere accoglienza migliore! Solo per aver rotto uno specchio guardandoci dentro! Ma alla fine la convinciamo a darci le istruzioni per trovare lo Shan più vicino a noi,un insetto ripugnante di luce con due sederi, nonostante lei non ci faccia mai entrare in casa, calpestare il suo giardino ( che verrà distrutto dalle mani di Ara) e non lascia mai il suo amato fucile. Ci spiega anche che gli Shan sono gli insetti che nascono dalle “perle” della collana dei re, ma lei giustamente le chiama uova; ci spiega inoltre che il rituale è da fare di notte al buio.
Quindi, aspettiamo che venga notte a casa del dottor Shultz, e verso le 22.00 facciamo questo rito. All’inizio non accade nulla e si pensa che il dottore non faccia schifo solo come medico, ma poi una fiammella comincia a rischiarare la stanza e mano a mano che si ingrandisce comincia a fluttuare uscendo in fine dalla finestra e dirigendosi verso il parco.
Non ricordo più nulla di quello che è successo subito dopo ma mi è stato raccontato che abbiamo inseguito la fiamma che ha raggiunto una notevole dimensione e siamo arrivati al parco dove abbiamo trovato una banda di barboni, uno di questi si è ribellato e Ara l’ha messo a tacere. Io mi sono ripresa quando ormai eravamo all’ospedale, abbiamo soccorso questo barbone a cui qualcuno aveva tirato via la lingua e rischiava di morire dissanguato.
Fuori dall’ospedale con Ara mi accendo una sigaretta che rischiarami le idee, lei mi guarda perplessa, e ad un tratto mi sento chiamare dall’alto. Vedo Shultz con una pseudo pentola in mano che me la porge dicendo che al suo interno c’è uno Shan, tirato via dal cervello del barbone. Mi sembrava strano che avevamo soccorso un barbone per nulla!
Portiamo lo Shan a casa di Shultz e lo diamo al suo maggiordomo perché lo metta in un luogo sicuro. Mentre decidiamo il da farsi un colpo di fucile rompe la finestra. Riusciamo a vedere che chi ci vuole morti sono altri due barboni da cui escono dai capelli dei filamenti luminosi; altri Shan usciti dal guscio che vogliono il loro fratellino indietro. Riusciamo a uccidere i due barboni e da uno di loro tiriamo fuori un altro Shan vivo, il terzo Shan muore col proprietario del corpo che manipolava, una donna. Lo Shan morto comincia a perdere la sua lucentezza e a svanire nel nulla. Nella borsa della barona troviamo un uovo di Shan ancora chiuso e non luccicante, lo portiamo in cantina insieme agli altri due che sono stati rinchiusi in delle bocce di vetro.
Ara intanto cura la mano di Seamus che si era “ferito” durante la lotta e fa toccare a me e a Shultz l’uovo di Shan, con nostro immenso stupore riusciamo a comprendere quello che dice Ara. Intanto Seamus sta ricomponendo il diario di uno dei due cadaveri dove viene raccontato il resoconto della sua vita, la scoperta della collana, il fatto che è stata lei a dividere ciascun uovo a volerli vendere, e il successivo dischiudersi di una di queste uova che si è impadronita della sua mente.
Shultz decide di portare in vita il cadavere della donna per chiedere delle informazioni sulle sue annotazioni nel diario ma sbaglia qualcosa e lo spirito si impadronisce del suo corpo. Nonostante questo inconveniente scopriamo che la collana l’ha rissotterrata nel parco sotto il corpo di un morto ma dobbiamo sbrigarci perché in quel luogo ora ci stanno per costruire un laghetto.
Corriamo al parco e troviamo altre uova, ne troviamo 6. Per avere tutte le ametiste ce ne manca solo più una ma non abbiamo ancora idea di dove poterla trovare o se è andata distrutta.
Tornati a casa al sicuro decidiamo di fare il “rituale della morte” che ci è stato dato di nuovo dallo spirito di prima. Disegniamo un cerchio alquanto complicato per terra e posizioniamo al centro un uovo di Shan, il rito dice di distruggere l’uovo, lo facciamo. Schegge di ametista schizzano per tutta la stanza colpendo tutti i presenti; ossia il dottor Shultz, Ara ed io. Le schegge sono troppo profonde per poter essere tolte e le future cicatrici rimarranno a ricordare cosa abbiamo fatto.
Da quel giorno ogni notte, nel mio letto tra le pareti della mia camera che credevo così sicure sogno come morirò. Sogniamo l’onda che travolge Boston, l’onda che travolgerà tutto il mondo e che porrà fine a tutti noi.
Non bevo più! La mia gioia più grande, il Bourbon, mi ucciderà, ho sognato anche questo!
Ho bisogno di un periodo di riposo, di pausa. Torno alla mia vita normale, vado al lavoro e sogno la fine del mondo, tutto sommato è abbastanza tranquilla come cosa, ma gli indizi aumentano e i sogni sono più dettagliati. Scopriamo il giorno della fine di tutto, vediamo l’onda, è il 16 giugno 1932, ci rimangono quasi tre anni.
L’ultima notte il sogno cambia radicalmente, sono in una stanza ampia, forse al museo, e girando l’angolo un uomo con la carnagione come quella di Ara mi mette un coltello alla gola e mi chiede che cosa voglio dalla signorina Tower poi mi taglia la gola.
Mi sveglio nel mio letto con un nome impresso nella mente: TOWER!
Viola, stiamo venendo a salvarti…

Foto del dottor Shultz:
http://www.dvrbs.com/Camden-Streets/DrHymanIGoldstein-circa1929-001.jpg

venerdì 10 luglio 2009

Grazie a te le farfalle scendono!

In una stanza dove i fiori si scollano e le farfalle scendono dai loro fili di rugiada, seduta nella mia caverna di legno e cotone scrivo queste parole che sgorgano dal cuore.
Grazie a te ho capito di nuovo cosa lega un cucciolo abbandonato al ticchettio di un orologio... il battito del cuore. Un rintocco lento e così flebile che avevo scordato di ascoltare, che non ricordavo di sentire. Dal tuo petto ho sentito quella musica così ripetitiva ma così armoniosa, una sinfonia che con due sole note sa far girare il mondo.
Dai miei occhi arrivano campi d'erba o foglie d'autunno, due paesaggi rivolti ad un solo spettatore, due calori ma lo stesso tepore. Ti chiedo riparo ogni istante della mia esistenza in quelle braccia che sono come ali d'angelo, il mio angelo terrestre!
Gli occhi sorridono al tuo pensiero, le labbra tremano alla tua presenza e ogni parola è vana, nulla può descrivere i colori che sgorgano al mio interno.

venerdì 15 maggio 2009

Vorrei proprio fare...

Cosa c'è sotto la paura di dire al mondi ciò che realmente si vuole fare? Cosa blocca le parole nelle labbra? Perchè per alcuni rivelare ciò che vorrebbero fare o essere è un'impresa troppo grande per le loro capacità!?
Si comincia con le più semplici parole... IO VORREI PROPRIO FARE ...ma tutto sfuma, la paura di essere derisi affiora, ma più grande è la paura di infrangere tutto rivelandosi, di uccidere i propri sogni, di tradirli e di renderli impossibili.
Ma magari un giorno arriva quella persona giusta, quella persona che riesce a far sì che le tue labbra non imprigionino più quelle ultime parole, e forse non sai neanche perchè l'hai fatto; perchè hai infranto i tuoi sogni, i tuoi progetti. Alla fine ti rendi conto che non sei minimamente sicuro che non verrai giudicato da questa persona ma sai solo che il tuo sogno non è più solo tuo.
Ma forse ogni tanto è bene fidarsi...

sabato 9 maggio 2009

Call of Cthulhu (II° episodio)


Sono ancora qui, la solita Mel. Il vecchio 1928 è passato lasciandosi dietro di se un episodio direi abbastanza "strano". In compenso ho fatto amicizia, se così la vogliamo chiamare con Viola (una giornalista del Boston Post molto rinomata), ma il suo coinquilino (nonché mio aiutante al Museo) è rimasto un pò "scosso" dalle vicende dello scorso anno.
In quella vicenda sfortunatamente il mio principale è morto ed ora sono la nuova responsabile del Boston Museum, anche se solo temporaneamente.
Dopo che mi sono messa quella polvere luccicante negli occhi vedo cose strane. L'altra notte, nella mia stanza con gli occhi chiusi, vedevo un raggio di luce cadere dal cielo verso un punto preciso di Boston. Chiamo Viola e le riferisco tutto; concordiamo che la passo a prendere con la mia Ford T. Ma noto che più il tempo passa più la colonna di luce di assottiglia e svanisce e non riesco a vederla se non tengo gli occhi chiusi, quindi tocca a Viola guidare...
Arriviamo, un pò di tempo dopo, davanti all'edificio da dove spunta questa luce. All'entrata un cartello ci informa che è una Casa di Cura (il Manicomio di Boston!). Bussiamo e ci apre un inserviente molto scortese che non ci fa neanche sbirciare dentro. Bè, noi proviamo ad entrare da qualche altra parte, e ci riusciamo ma quando siamo dentro ci troviamo davanti ad una porta di ferro che non riusciamo ad aprire, cazzo! ci serviva Seamus (un fotoreporter, aiutante e guardia del corpo di Viola che ha la faccia da Igor, quindi...).
Andiamo a svegliare Seamus, e una cosa che mi irrita notevolmente sono i giornali che ultimamente mi incolpano dell'assassinio del mio capo! Dopo un battibecco col ragazzo dei giornali torniamo al manicomio ma già da lontano notiamo del fumo che esce da una dalle finestre...
Viola, da perfetta giornalista, chiede chiarimenti agli infermieri ma riceve solo risposte vuote.
Decidiamo di dividerci, in fondo ho sempre un museo da mandare avanti. Quindi vado a casa e dormo quelle poche ore che mi rimangono prima del suono della sveglia. Per me quel giorno scorrerà come i soliti, per Viola e Seamus no!
Incontrano un certo Dwilt Shultz, un medico che si è recato al manicomio per visitare un paziente di nome Paul .
Fanno ricerche, si intrufolano nel manicomio, grazie alla conoscenza del dottor Shultz, e scoprono che un paziente, Paul, si è fatto cambiare di camera poco prima dell'incendio, quella era la sua camera, ha rischiato di morire. Nella stanza di Paul, il paziente scampato alla morte, ci sono dei disegni strani che vengono prontamente fotografati da Seamus.
Ci ritroviamo in un bar vicino al museo alla fine della mia giornata di lavoro. Mi vengono mostrate le foto e in una che per tutti non è altro che uno sfondo nero io rivedo, con gli occhi chiusi, quella colonna di luce. Un'altro mistero si insidia nelle nostre vite?
Anche il sangue che il dottor Shultz ha prelevato a Paul è molto starno e iniettato dentro il corpo di un topo da laboratorio viene fuori che, sempre con gli occhi chiusi, riesco a vedergli delle schegge luminose che gli circolano nelle vene. Qui qualcosa proprio non quadra.
Un indizio ci porta a cercare in biblioteca un testo, redatto dallo stesso Paul, dove c'è scritto di pensare ad un solito di 36 facce e addormentarsi con questo unico pensiero nella mente. Viola si offre volontaria e così a casa di Igor comincia tutto.
Viola si addormenta e noi veniamo come trasportati in un luogo esotico, vediamo delle piramidi in fondo al paesaggio ma il pensiero che mi sfiora è: "saranno le stesse piramidi che conosce tutto il resto del mondo, o sono di un altro mondo?"
Viola dorme pacifica in un letto a baldacchino da cui scendono dei veli di lino ad abbellire i suoi sogni. Di fianco al letto appare un uomo, muscoloso e bello che quando chiudo gli occhi perde anche tutti i suoi veli e rimane nudo davanti alla mia vista...