venerdì 16 gennaio 2009

domenica 4 gennaio 2009


Il gioco dell'angelo

"il gioco dell'angelo", l'ultimo libro che mi hanno regalato. Il libro che volevo da qualche mese ma aspettavo che passasse il Natale.

Tutto comincia con la storia di un giovane uomo, Martìn David, che scrive in un giornale. Gli viene data una chance e comincia a scrivere una storia a puntate sulla rivista che si rileva essere molto popolare.
Questa popolarità si ripercuote sull'autore,e vede che i suoi colleghi gli voltano le spalle, così il direttore lo licenzia.
La sera del licenziamento gli arriva un invito per quella sera. Accetta e alla mezzanotte si ritrova in un bordello... Qualche giorno dopo decide di tornar al locale perché tutti i suoi pensieri sono rivolti alla splendida donna di quella fatidica sera, scopre che il bordello in realtà non esiste ma che, anzi, è brucato 15 anni prima... Eppure lui ha delle prove di quella sera...
Cambia lavoro e si ritrova in un'altra casa editrice che lo spreme per un racconto a puntate pubblicato a volumi con uno pseudonimo...
Ma la sua salute comincia a vacillare e con il proseguire del tempo va sempre peggio... Il medico gli dice che non ha più molto da vivere...

Ma un figura che segue Martìn fin dal suo esordio nel primo giornale gli fornirà la cura per la malattia in cambio di una sua opera...

sabato 15 novembre 2008

Il problema di oggi...

Se il problema fondamentale dei nostri nonni era la FAME, quello dei nostri giorni è la SOLITUDINE. Circondati come siamo dalla tecnologia e da oggetti che anche se non volgiamo ci tengono compagnia, o almeno ci fanno capire che anche loro sono lì dove siamo noi. Aggrediti da negozi e bancarelle che urlano la loro presenza, affollati da gente che cerca di sopravvivere ad un'altra giornata, che cerca di vedere il lato buono in qualcosa per non sprofondare anche nell'infelicità.
Siamo sempre più circondati da persone, da cose, da idee ma allo stesso tempo siamo sempre più lasciati a noi stessi, sempre più isolati, sempre più immersi nella nostra paura più grande; la solitudine.
Gente che gira per le grandi vie del centro e nei loro occhi si legge la voglia di compagnia, la speranza di poter tornare a casa e trovare qualcuno, di umano, con cui poter passare, anche senza fare o dire nulla una piccola parte di quella giornata.

I veri amici

Quanto deve essere profonda un'amicizia per poter arrivare al punto di non preoccuparsi se uno dei due piange e si fa vedere debole davanti all'altro?
Quando deve essere lunga questa conoscenza per poter fare tutto ciò? Forse, bastano anche solo pochi giorni o forse diversi anni, ma quando si arriva a questi livelli, se così li vogliamo chiamare, la complicità è davvero elevata e molte volte non si hanno bisogno di parole per capire ciò che l'atro vuole o sta per dirci.
Una cosa certa è che amici così non se ne trovano molti, a volte li si trova ma ti tengono compagnia solo per un certo tempo e poi è come se svanissero nel tempo. Forse sono quelle amicizie che ti servono per un certo periodo della vita, che ti fanno crescere e che ti aiutano nei momenti bui della vita quando da solo proprio non ce la fai.
Ma altre sono quelle che crescono pian piano, di cui a volte nutri dei dubbi e dei timori, quelle amicizie che il solo pensiero di perderle ti fa star male, quelle amicizie che in fondo al cuore sai che rimarranno per sempre. Perchè non importa se ci si vede solo una volta al mese o anche meno, il raporto è sempre uguale, anzi a volte è rafforzato.
Sono quelle amicizie che quando ci si incontra cominciano con un abbraccio, un abbraccio vero che viene dal cuore e che scalda quello dell'altro.

venerdì 17 ottobre 2008

il taccuino dei pensieri

E' quasi una settimana che sono senza il mio "taccuino dei pensieri" e già ne sento la mancanza e mi sento un pò, come dire, perduta.
Sono arrivata alla conclusione che per liberarmi dai miei pensieri ricorrenti, belli e non, ho bisogno di scrivere, di mettere su carta quello che sento e quello che a voce non riesco a pronunciare. Lo trovo uno dei metodi migliori per potersi sfogare tenendosi comunque per sè i propri segreti, i pensieri che sono solo nostri.
Ho un diario, ma ormai è diventato un diario dei ricordi, un diario dove non sento più la voglia e il bisogno di scrivere come lo sentivo una volta; neanche uno/due anni fa.
Ora, a prendere il suo posto ho un'agenda, un taccuino come lo volgio chiamare io; che mi ispira e mi invoglia a scrivere anche delle singole frasi che però in quel momento mi appartengono più che mai, frasi che racchiudono anni o solo attimi della mia vita. Frasi che per il resto del mondo non vogliono dire nulla ma che per me sono importanti quanto l'aria che respiro.
Mettere su un foglio i miei pensieri per me è come renderli reali, è come mettere davanti ai miei occhi ciò che prima magari avevo voluto ignorare, ma è anche aleggerire la mia coscienza di un peso, sia questo grande o piccolo.

martedì 14 ottobre 2008

Un giorno, tornata a casa, ho trovato ad aspettarmi un piccolo regalo: una candela. Prendendola in mano e aprendo il coperchio, che teneva il suo profumo imprigionato, un'ondata di "vaniglia" mi ha invaso la mente portandomi a galla un ricordo che credevo ormai svanito.
Quella candela non profumava solo di vaniglia ma aveva l'odore della mia infanzia, di quando ricevetti, dalle mani del mio "eroe" il mio primo libro. I viaggi di Gulliver. Un libro per bambini ma che ancora conservo sia nel mio cuore che in uno spazio privilegiato nella libreria. Quel libro, anni fa, sapeva dello stesso profumo che la candela. Un mare di emozioni e di ricordi mi hanno pervaso la mente ed è stato come tornare a quel giorno, rivivere per la seconda volta una parte della mi vita.